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Crowdfunding & Comics: intervista a Nicola Furnari di Ulule

Ulule è la più importante piattaforma di crowdfunding europea, nata in Francia nel 2010, patria della bande dessinée, e da poco sbarcata in Italia con una sua sede operativa. A ideale completamento del dossier di copertina esclusivo di FdC n.270 ora nelle migliori edicole e fumetterie (e qui ordinabile anche via PayPal), vi forniamo un altro gustoso “extra”, rivolgendo alcune veloci domande a Nicola Furnari, Community Manager Italy di Ulule, per un quadro della presenza del fumetto in questo contesto.

Ciao, Nicola... e grazie anzitutto per la tua disponibilità. Anzitutto, qual é in generale lo stato dell’arte del rapporto tra Ulule e il fumetto?

Ulule è il fumetto stanno molto bene insieme. La nostra piattaforma può vantare delle campagne ai livelli Americani, per raccolta e sviluppo di community. Parlo di progetti che hanno superato il mezzo milione di euro come Les FDP de Tubonia e coinvolto oltre 26 mila contributori; oppure la famosissima fumettista hard Apollonia Saintclair che con due campagne su Ulule ha dato vita a due fumetti con una raccolta complessiva di 100 mila euro: sono numeri stratosferici.
Ulule e il fumetto non sono solo questi, basti pensare che dal 2015 il Ratatà Fest di Macerata si finanzia grazie a campagne di crowdfunding o al gioco di carte Bruti che ha raccolto quasi 70 mila euro creato dal poliedrico Gian Alfonso Pacinotti più noto come Gipi. Insomma fumetto e Ulule vanno a braccetto, giusto per fare una rima, e non solo in modo convenzionale. Il crowdfunding è davvero uno strumento che ti permette di attingere a una community o crearla e non solo finanziare il tuo progetto, se fatto bene seguendo i consigli dei nostri tutor.


Puoi darci alcuni numeri, per capire meglio di cosa stiamo parlando?

Come detto, i numeri sono di altissimo livello, mezzo milione di euro per Tubonia, 100 mila per Apollonia Saintclair... per non parlare dei Luarel - Comics che su due campagne hanno raccolto oltre 700 mila euro. In totale i nostri progetti hanno raccolto oltre 5 milioni di euro, inoltre il tasso di successo della categoria Fumetti è quello più alto in assoluto, il 76%.


E allora quali sono le vostre aspettative per il futuro in questo settore, in particolare per quanto riguarda l’Italia?

L’Italia è un terreno difficile per il crowdfunding, che pur registrando un incremento costante e sempre a doppia cifra in linea generale, risente di una dimensione troppo piccola rispetto anche solo alle nazioni circostanti. Pensiamo che l’approccio internazionale di Ulule, dal punto di vista del crowdfunding reward based, possa portare il giusto cambiamento nell’approccio allo strumento. Lo dimostra il Ratatà Fest, con continuità e qualità o anche progetti come quelli di Tony il pennuto, oltre 200 copie in prevendita in futuro.


Secondo te quali sono i limiti culturali e le opposizioni più difficili da abbattere per una piena affermazione di questo metodo di finanziamento in Europa e raggiungere i livelli che si possono riscontrare negli USA e più in generale nei Paesi anglosassoni?

I limiti sono l’arretratezza tecnologica, che purtroppo è reale e si acuisce in certe zone dell’Italia rispetto ad altre, la sfiducia nel “dare” i dati della propria carta su Internet. Crediamo fortemente che il mercato in Italia abbia un grande potenziale: gli servono solo gli strumenti adatti, come appunto l’opportunità di impostare una campagna a prevendita pure (banalmente, il numero di copie stampate) o un tutor che accompagni e fidelizzi un progettista a pensare al crowdfunding come strumento di finanziamento continuativo, oppure ancora l’opportunità di sostenere un progetto tramite bonifico. Quindi: soluzioni concrete, tangibili e applicabili. Non solo puro finanziamento a fondo perduto, non solo soldi ma crowd. Perché i fumetti possiamo anche stamparli, ma qualcuno deve pur leggerli...
Penso che attraverso un lavoro costante, vicino alle esigenze dei diversi progettisti e sostenitori e fornendo gli strumenti adatti, si possa davvero aspirare a raggiungere numeri americani o anglosassoni, un lavoro pulito di ascolto e soluzioni concrete, si possa colmare il gap, che non è solo economico.

Grazie, Nicola! Nel frattempo, non fatevi sfuggire il dossier di copertina su FdC n.270!


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