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Graphic Art Collection, Blu-ray cult con cover di Andrea Mutti

Una ventata d’aria fresca in arrivo nel prezioso catalogo di Universal Pictures Home Entertainment Italia: da mercoledì 23 ottobre sarà disponibile su Amazon la Graphic Art Collection, una nuova collana esclusiva di Blu-ray dedicata al mondo dei cult movie e del collezionismo, con una speciale copertina ideata e realizzata da Andrea Mutti in collaborazione con Angelo Bussacchini, che si sono occupati rispettivamente del disegno e della colorazione a mano.

Sono nove i titoli inclusi in questa collana, in cui ciascun film è stato rappresentato e re-interpretato con un’originale cover art: Terminator: Genesys (2015), World War Z (2013), Pet Sematary: Cimitero vivente (1989), Ghost in the shell (2017), Christine - La macchina infernale (1983), Rosemary’s Baby (1968), Atomica Bionda (2017), 47 Ronin (2013) e l’iconico La Cosa (1982).

Il progetto, pensato in chiave pittorica/illustrativa, è stato svolto interamente a mano, senza l’ausilio del digitale. Armato di sola matita, inchiostro e olio su tela, il prezioso lavoro di Mutti acquisisce un’enorme importanza anche a fronte della pittura realizzata sempre a mano, con l’aiuto di Bussacchini. Per la realizzazione delle illustrazioni, Andrea ha rivisto tutti i film della collana, così da capire al meglio il mood da ricercare anche in chiave di ambientazione e di utilizzo delle luci da utilizzare sulla cover, senza snaturare l’anima del film. Ogni prodotto sarà racchiuso all’interno dell’esclusiva O-Ring da collezionare, in edizione limitata e numerata. Una collezione di valore assoluto davvero imperdibile per ogni appassionato, grazie anche all’apporto creativo di Mutti. Con l’occasione, abbiamo raggiunto l’autore bresciano attualmente a New York.

Com’è nata l’idea di affidare a te e Angelo questa serie di cover e come vi siete divisi il lavoro?

Beh, la favolosa proposta mi è arrivata da un vecchio amico ed ex allenatore di calcio... che, diciamolo, da sé rappresenta già un’avventura della bellezza delle sorprese della vita! (ride) Zero nepotismo ma grande stima e amicizia che producono anche ottime illustrazioni, che dire di più! Il preambolo era diverso. Per quanto riguarda Angelo, ah, io e il maestro Busacchini ci conosciamo da trent’anni, saimo amici fraterni e collaboriamo da quasi venti... Abbiam cominciato con la Francia e non ci siamo quasi mai fermati, un team creativo straordinario, dove c’è poco da dire e tutto da condividere, bellissimo! Di solito, facciamo così: io faccio un layout, una bozza a matita, poi aggiungo i mezzi toni e le ombre con l’acquerello, qualche volta i colori di base e poi ci confrontiamo sui colori e sulle atmosfere. Questa fase dura tipo 5 secondi, Angelo è nella mia testa e io nella sua, sinergia pura, non si deve fare altro che dare voce ai colori! E nasce la magia. Mito vero.

Nel lavoro di un fumettista oggi più che mai l’interscambio d’influenza con il cinema è ancora maggiore. Tu che cosa porti nel lavoro di copertinista, anche dall’esperienza di storyboarder?

In realtà, le due cose cono abbastanza lontane. Lo storyboard è un lavoro rapidissimo e poco definito, sono quasi bozze un po’ più elaborate di sequenze cinematografiche. L’illustrazione è più potente e definita, deve suggestionare di più il lettore: chi la guarda deve esserne sedotto in qualche modo... Quel che le accomuna è però il dinamismo, pur essendo immagini “statiche”, entrambe devono essere “dinamiche”, il che sembra un nonsense, eppure è così!

Quale sono state le emozioni più significative della lavorazione? Raccontaci qualche aneddoto riguardo ai film che più ti hanno intrigato…

Ah, in assoluto La Cosa! Per me è un film “cultissimo”, anche se forse il termine non esiste (ride), che racchiude tutto l’immaginario visivo di un fumettaro. La neve, l’atmosfera claustrofobica e di trappola senza scampo, la quasi monocromia, il bianco, le luci fioche nel nulla... È stata la cover dove ho realizzato più layout! Ma non perché servissero, perché mi piaceva un sacco continuare a farne in quella direzione! (ride)

Tu che hai lavorato anche in Francia e Stati Uniti, qual è il punto di vista che può dare un artista italiano?

Ah, questa è una domanda davvero spinosa! Si rischia di diventare “magnifici” in un secondo e di risultare poi giustamente “antipatici”... Ogni artista è uno che lavora sodo, in un mondo come il nostro che si sta restringendo sempre di più. Ci si deve prima di tutto divertire, avere passione per quello che si fa, perché sono lavori che ti scelgono e non viceversa. Nel contempo, non siamo speciali o cose del genere... Il fatto di non essere molti ci dà quel senso di stranezza che un po’ ci sta, ma non ho mai amato le celebrazioni eccessive: valgono per chiunque ami il proprio lavoro, il grande vantaggio è che possiamo cancellare e rifare, questo si che è un privilegio e tanti lo dimenticano. Non so se ho risposto alla domanda... ma questo è quanto di più italiano mi viene da rispondere!

 


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