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Intervista a Marino Guarnieri di ASIFA Italia sull’animazione

Intervista a Marino Guarnieri di ASIFA Italia sull’animazione Intervista a Marino Guarnieri di ASIFA Italia sull’animazione

Marino Guarnieri è ben noto al pubblico del nostrano festival riminese Cartoon Club, illustratore e animatore, ma anche regista e professionista a tutto campo nel cinema d’animazione, nonché presidente di ASIFA Italia, spesso coinvolto in conferenze e incontri con il pubblico. Lo abbiamo incontrato in occasione della sua masterclass durante la 22° edizione del Sudestival, il “festival lungo un inverno” dell’Associazione Culturale Sguardi a Monopoli, fondato e diretto da Michele Suma, per una breve chiacchierata a 360 gradi su un settore professionale che trova sempre più spazio.

Intervista telefonica di Loris Cantarelli, rilasciata il 17 marzo 2022.


Come hai strutturato la masterclass? Scoprire il “dietro le quinte” di un percorso creativo tra riunioni dello staff e studi dei personaggi è sempre affascinante...

Insegno Cinema e Animazione e mi capita spesso di confrontarmi con molti studenti di età diverse. In questo caso ho portato tutto il processo della creazione del film Gatta Cenerentola (2017), analizzando tutte le fasi di lavorazione e raccontando gli aspetti tecnici, artistici e anche aneddoti legati alla produzione. Nella masterclass c’è stato anche lo spazio di parlare del team di lavoro, che rappresenta il cuore pulsante di un prodotto così articolato.

Credo potesse essere un racconto interessante per il pubblico, proprio perché le procedure che utilizziamo non sono propriamente “canoniche”, quindi possono incuriosire sia i novizi che i professionisti più smaliziati.

Che feedback hai avuto dal pubblico? Quali aspetti hanno più colpito loro e quali domande hanno più colpito te?

Il pubblico, composto da studenti liceali, mi ha veramente emozionato. Mi hanno trattenuto quasi un’ora dopo la fine della masterclass con molte domande interessate e interessanti, alcune veramente pertinenti e specifiche.

Non è una cosa che accade sempre, ma in questo caso è stato molto piacevole constatare che c’è voglia di fruire un’animazione diversa, sia di conoscere i processi di lavorazione e capire come si possa continuare gli studi nella direzione giusta per intraprendere una professione basata sulla creatività e l’arte. Alcune domande erano così specifiche che sembravano poste da gente che possedeva già conoscenze professionali.

Si vede che il Sudestival è stato creato ed è gestito da professori. Riescono sempre a stimolare in modo efficace gli studenti ed è stato un piacere confrontarsi con una simile platea.

In oltre 10 anni di lavoro con MAD Entertainment, hai avuto modo di toccare con mano tutte le fasi: dall’ideazione al responso del pubblico. Come riassumeresti la tua esperienza diretta?

Una delle differenze fondamentali tra l’animazione e altre forme di espressione è proprio l’aggregazione e la condivisione tra i membri del gruppo di lavoro. I momenti più belli che ricordo dei nostri tre lungometraggi – L’arte della felicità (2013), Gatta Cenerentola (2017) e il recente Yaya e Lennie - The Walking Liberty (2021) – sono proprio legati alle fasi di lavoro, le riunioni sulla storia e i confronti su come si potesse procedere con una squadra così ristretta.

I numeri dell’animazione sono molto più alti rispetto ai nostri, che siamo comunque riusciti a finire i progetti sui quali abbiamo lavorato. Ed è stato molto bello condividere i film con un pubblico più vasto di quello attribuito normalmente all’animazione. Trattando tematiche più adulte, è stato naturale poter presentare e parlare dei nostri progetti con appassionati di cinema in generale.

Fino a ora, abbiamo avuto la fortuna di essere accolti in modo positivo dal pubblico e dalla critica, riuscendo a competere anche nei festival che non avevano la categoria di Animazione. Il fatto di far considerare l’animazione non un genere, ma semplicemente un linguaggio con il quale raccontare qualsiasi tipo di storia, è una delle cose più gratificanti che possono accadere!



Nonostante tanti film hollywoodiani si dicano “live action” ma siano quasi interamente in CGI, l’animazione non gode ancora una conoscenza molto diffusa: tu quali pensi siano gli aspetti più urgenti da sottolineare nella comunicazione?

Mi capita spesso di far notare ai miei studenti che concettualmente i film moderni non differiscono molto da quella che era la narrazione dell’epocale Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988). Quel film chiaramente ostentava la fusione tra realtà e animazione, mentre i prodotti moderni tendono a nasconderla, provando ad amalgamare l’estetica finale... non sempre riuscendoci. Immagino che se un film ti fa dimenticare di trovarti davanti a degli effetti e ti fa immergere nel mondo che racconta, allora quello sì che è un successo!

È vero che oggi la tecnologia ti consente di fare tutto bene, ma questa tendenza ci sta portando a una uniformità estetica in cui i film sono anche tutti uguali. Alcuni autori hanno le risorse per fare tanta CGI, ma non hanno un gusto così raffinato da saperla posizionare in modo convincente nella storia e abusandone creano involontariamente un effetto “videogioco” che non convince molto. Peraltro il pubblico è sempre più smaliziato e quando vede qualcosa di artificioso pensa subito che sia un po’ “tutto finto”. Questo ti distrae dalla storia e non ti permette d’immergerti in un altro mondo, cosa che per altro i videogiochi veri hanno imparato a fare davvero bene.

Nel futuro, mi piace immaginare che la capacità di farci vivere una storia interattiva, grazie alla potenza tecnologica delle nuove console videoludiche, ci regalerà una nuova forma di intrattenimento. O forse quel futuro è già il presente...


Grazie a Echo Group per le foto del Sudestival e a Marino Guarnieri che aspettiamo presto con i suoi nuovi progetti!

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