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Un assist al giornalismo insieme a Paolo Castaldi

A completamento della nostra intervista nel ciclo di incontri sul graphic journalism su FdC n.284 nelle migliori edicole e fumetterie (e qui ordinabile anche via PayPal), ecco un altro gustoso “extra” nel nostro sito web: tre ulteriori domande e risposte dal suo particolare punto di vista nell’esperienza dello sceneggiatore e disegnatore Paolo Castaldi!


Per ricostruire la storia del calciatore Ibrahimović hai cercato tracce del suo passato lì dove ha iniziato a tirare i primi calci al pallone. Da dove nasce il tuo interesse al punto da realizzarne un fumetto?

Un paio di anni fa mi era capitata sottomano la sua biografia, scritta dal giornalista svedese David Lagercrantz, uscita in Italia per BUR con il titolo Io Ibra. Il racconto della sua infanzia nel quartiere-ghetto di Rosengård, risolto un po’ troppo in fretta nei primi capitoli del libro, mi aveva colpito molto. In quelle poche pagine ci avevo visto tutto quel che Zlatan sarebbe diventato. Il suo carattere sfrontato, guascone, quasi arrogante. La sua esultanza, le sue folli giocate. Tutto è nato lì, nel “campetto degli zingari”, periferia di Malmö. Io volevo raccontare quella parte che in così pochi conoscono. Volevo raccontare il riscatto sociale di Zlatan, partito da nulla, con una famiglia alle spalle molto problematica, una guerra vissuta al telefono, il frigorifero sempre vuoto. Queste storie sono un po’ la mia ossessione, lo ammetto…

Dalle pagine di Zlatan si percepisce come anche il giornalismo in Svezia punti più sul sensazionalismo che sulla sostanza. Per usare un termine calcistico, pensi che questo sia un involontario assist al graphic journalism che vanta una maggiore puntualità delle informazioni fornite?

Giornalisti bravi ne abbiamo ancora molti, per fortuna. Vero è che le opere di graphic journalism non hanno nulla da invidiare ai migliori reportage dei più quotati periodici di informazione, complici anche i tempi di lavorazione e di documentazione a disposizione dei fumettisti, ben più comodi di quelli concessi ad un giovane giornalista, pagato magari 5 euro a pezzo. Abbiamo sceneggiatori e autori come Marco Rizzo, Francesco Barilli, Claudio Calia, Gianluca Costantini ed Elettra Stramboulis che hanno portato il graphic journalism ad un livello di credibilità tale che i lettori più attenti preferiscono informarsi sui fumetti, rispetto a TG e quotidiani. È stata Concita De Gregorio, una giornalista di primo piano, a ribadire che “gli autori di fumetto sono gli intellettuali del nostro tempo”. Affermazione pericolosa ma che rende merito al grande lavoro che autori ed editori di graphic journalism stanno facendo da anni, sia online, sia sugli scaffali delle librerie.

Del materiale raccolto durante il tuo viaggio, cosa è rimasto fuori dal fumetto e che vorresti raccontarci qui?

Ad essere onesto, tutto quel che volevo raccontare sono riuscito ad inserirlo. Di cruciale non è rimasto fuori nulla.
Certo, avrei potuto approfondire il rapporto del giovane Zlatan con l’altro sesso, o con la madre, che è stata fondamentale per la sua crescita personale. Non faccio quasi cenno alla storia della sorella con problemi di tossicodipendenza che segnerà tantissimo Zlatan (che infatti non proverà mai nessun tipo di esperienza “chimica” in vita sua). Però il fumetto è anche sintesi e il lavoro di un autore è anche questo: capire quali sono gli ingredienti essenziali per raccontare una storia. Tutto quello che non è strettamente necessario è inutile e occupa semplicemente carta.



Il resto dell’intervista lo trovate su FdC n.284... buona lettura!


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